Alzheimer: di cosa si tratta e la ricerca a riguardo

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Scoperto per la prima volta all’inizio del XX secolo dal neurologo tedesco Alois Alzheimer che le diede il nome, l’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa ancora oggi oggetto di studi, ricerche ed esperimenti per trovare la terapia giusta che possa eliminare le cause o fermare il progressivo decorso.
Questa malattia è caratterizzata da una degenerazione delle cellule e delle connessioni cerebrali il cui decorso porta a un declino delle principali funzioni cognitive (memoria, apprendimento, linguaggio), e riassumibile sotto il nome di demenza. A discapito del pensiero comune, l’Alzheimer può iniziare a manifestare i primi sintomi anche intorno ai 50 anni ed evolversi più o meno velocemente nella persona. 

Da cosa è causata e come si diagnostica?
Come anticipato nel paragrafo precedente, la ricerca sulla malattia dell’Alzheimer deve ancora oggi coprire una moltitudine di punti interrogativi tra cui l’origine e la cura. In generale (99%) si attribuisce la causa all’alterazione del metabolismo di una proteina che, per motivi sconosciuti, inizia ad essere metabolizzata dall’organismo in modo errato. In questo modo viene rilasciata una sostanza tossica per il cervello che porta alla morte progressiva delle cellule e delle connessioni. Nella restante parte la causa potrebbe essere di origine genetica ed essere trasmessa di generazione in generazione. 
Per diagnosticare la malattia, occorre eseguire alcuni esami cerebrali tra cui la risonanza magnetica, la tomografia a emissione di positroni e la puntura lombare utile a ricercare la presenza della beta amiloide e della proteina tau. 

A che punto è la ricerca oggi?
Per aiutare le persone colpite da questa malattia, sono nate in Italia e in tutto il mondo centri di ricerca coordinati che mettano insieme saperi ed esperimenti volti a trovare la soluzione giusta. É il caso emblematico della Fondazione EBRI ‘Rita Levi-Montalcini’, i cui ricercatori sono riusicti a trovare una molecola, l’anticorpo A13,  in grado di ringiovanire il cervello bloccando la malattia fin dal primo stadio.
Per adesso la sperimentazione è iniziata sui topi, ma gli scienziati contano di effettuare le prime prove sugli umani nel giro di qualche anno. 

Fonte: https://www.humanitas.it/malattie/alzheimer